Qualche tempo fa, consultando il sito dell’Arcigay, mi sono imbattuta in un sondaggio: novanta domande per conoscere ciò che facevo e pensavo su diversi argomenti – dal tempo libero ai miei libri preferiti, dalla mia situazione sentimentale alle mie prospettive di vita. Ho risposto volentieri, e così la mia compagna. Il survey è parte di un progetto più grande, di respiro europeo (l’Osservatorio LGBT), avviato qualche anno fa dal dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli. Incuriosita ho cercato di saperne di più e ho contattato il dottor Carmine Urciuoli, giornalista e sociologo, responsabile della comunicazione dell’iniziativa.

 

– Come mai un’università prestigiosa come la Federico II di Napoli ha avuto un’iniziativa del genere?

 

L’Università Federico II di Napoli, e molte università statali italiane, hanno primati che forse non vengono comunicati e valorizzati con la dovuta attenzione. Per fare un esempio, non molti sanno che con il portale Federica la più antica università pubblica al mondo, la Federico II di Napoli, è la prima istituzione italiana ad entrare nella rete globale di edX, la piattaforma didattica delle università di Harvard e MIT, leaders nel panorama internazionale dell’apprendimento online. Allo stesso modo, l’Osservatorio LGBT, quando nacque nel 2014, fu una delle prime piattaforme di ricerca su genere e orientamento sessuale in Europa ed una delle poche al mondo. È stato istituito grazie al prof. Fabio Corbisiero che ha aggregato attorno alla piattaforma ricercatori, studenti e studiosi sulle questioni LGBT+ da tutto il mondo. Non è forse un caso che il coordinatore scientifico dell’Osservatorio sia anche uno dei professori più giovani del nostro Dipartimento e del nostro Ateneo: io penso che il prestigio di una grande Istituzione culturale si misura proprio nella capacità di dare spazio alle idee delle sue menti più giovani, vitali e creative.

 

– L’osservatorio (www.osservatoriolgbt.eu) è una realtà a livello europeo. È stato difficile coordinare il lavoro di così tanti esperti?

 

I lavori di ricerca sono sempre difficili e allo stesso tempo entusiasmanti. Il coordinamento di ogni progetto si basa sempre sull’analisi degli argomenti con ottica multidisciplinare e con l’obiettivo di descrivere con strumenti scientifici non solo la realtà che ci circonda ma anche le tensioni che la innervano, in modo da poter fornire dati utili ai cittadini, ai decisori, alla società, sui cambiamenti che ci aspettano. Oltre ad autorevoli ricercatori italiani e campani (http://www.osservatoriolgbt.eu/index.php/chi-siamo/struttura-organizzativa-dell-osservatorio-lgbt), compongono il board scientifico ricercatori non italiani e provenienti da realtà molto diverse, come José Ignacio Pichardo Galán e Margarita Alonso, spagnoli, e György Mészáros, ungherese. Non è difficile capire quanto vale per il nostro lavoro la loro presenza, ma la presenza di una prospettiva interdisciplinare e internazionale è necessaria per accelerare la situazione di sviluppo ancora troppo debole del corpus analitico sulle tematiche LGBT in Italia.

 

– La vostra realtà si occupa del mondo LGBT a 360 gradi. Quali le difficoltà ad un approccio così globale?

 

Da una parte, le difficoltà sono legate alla sfida di descrivere una realtà in continua e veloce evoluzione come quella che riguarda i comportamenti, le abitudini e gli usi legati ai generi e agli orientamenti sessuali. Le nostre questioni rappresentano un laboratorio di metodologia costante, a partire dalle difficoltà linguistiche e definitorie. Per convenienza usiamo una sigla, LGBT, limitante e criticabile ma necessaria. La nostra ultima survey, che è on line all’indirizzo http://www.osservatoriolgbt.eu/LGBT2018, ha richiesto numerose riunioni preliminari, con focus group, interviste ed incontri per raffinare le domande che sono contenute nel questionario finale. D’altra parte, la scarsità delle risorse destinate in generale alla ricerca sulle persone LGBT in Italia non aiuta. Immagino che in presenza di risorse finanziarie potremmo realizzare uno dei nostri obiettivi: istituzionalizzare la ricerca sui cittadini e le famiglie LGBT+ fornendo analisi previsionali sulla comunità LGBT+.

 

– Il vostro sito è una miniera di informazioni in un panorama in continua trasformazione. Come fate ad avere costantemente il polso della situazione?

 

Cerchiamo di tenere il passo sia con il sito, ove segnaliamo ricerche internazionali ed eventi di taglio più accademico, che con la pagina Facebook, che presenta ogni giorno una rassegna stampa aggiornata sulle questioni LGBT che i fan apprezzano molto. A differenza di quanto accadeva fino a una decina di anni fa ogni anno vengono pubblicate decine di ricerche, saggi e libri sulle questioni di genere, ed il calendario dei convegni sui nostri argomenti è fittissimo, noi stessi organizziamo diversi eventi ogni anno: sono diventati istituzionali quello del 1 Dicembre e in occasione della Giornata Mondiale contro l’Omofobia. Sembra quasi scontato dirlo ma si legge e si viaggia anche moltissimo. Il coordinatore dell’Osservatorio LGBT è al momento coordinatore dell’Associazione Italiana di Sociologia Sezione Studi di Genere, che è la “casa” della ricerca sul genere in Italia. Infine, ma non meno importante, l’Osservatorio LGBT vive degli stimoli degli studenti e dei giovani che hanno svolto attività di tirocinio presso di noi, e che ci permettono di sentire dove va il vento prima degli altri.

 

– Il vostro lavoro è molto ambizioso. Avete avuto delle ricadute a livello pratico? Se sì, quali?

 

Speriamo che ogni ricerca pubblicata sia “usata” da un politico che vi faccia riferimento per ideare delle politiche territoriali come in qualche caso è accaduto. Diverse amministrazioni locali hanno manifestato interesse verso il nostro lavoro di ricerca come il Comune di Napoli che ci ha invitati a partecipare al Tavolo permanente LGBT. La relazione tra associazionismo e istituzioni in Italia è ben descritta nel volume “Città arcobaleno” (ndr Corbisiero/Monaco, ed. Donzelli 2017).

 

– Sfera culturale e sfera politica. La Federico II è un ente statale. Avete mai ricevuto pressioni che limitassero la vostra libertà di ricerca?

 

Posso rispondere con orgoglio, di studioso che si è formato presso l’Ateneo federiciano, e di napoletano, che non vi è stata mai alcuna pressione che limitasse la libertà di ricerca, anzi, abbiamo ricevuto i maggiori stimoli proprio dai decani del Dipartimento e dalla nostra direttrice prof.ssa Enrica Amaturo, che terminerà a breve il Suo mandato e che mi sento di ringraziare a nome di tutto l’Osservatorio LGBT per il clima che ha saputo creare nella nostra vivace comunità di Vico Monte della Pietà.

 

Il mondo LGBT è un mosaico composito: molto più articolato di quello che i normali cliché ci propongono; per rendersene conto basta dare un’occhiata al sito che, oltre ad uno spaccato della società queer, offre molte risorse, specialmente a insegnanti ed educatori. Un sito che è un work in progress, come la realtà che tratteggia.

 

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