Presto debutterà nei teatri tunisini“TranStyX”, un progetto volto a far conoscere (e possibilmente cambiare in meglio) la situazione della locale comunità transgender. Argomenti che forse i più avvertiranno lontani dal proprio sentire, fisicamente e culturalmente, ma che proprio per questo nascondono invece un messaggio universale: quello del rispetto attraverso la conoscenza di ciò che è diverso da me. Nostro graditissimo ospite di oggi il direttore artistico dello spettacolo: Moncef Zahrouni. Lasciamo a lui la parola.

 

– Qual è la situazione della comunità LGBT (e in particolare quella delle persone trans) in Tunisia?

 

Potrei dire molto a riguardo, ma vorrei iniziare piuttosto con alcune recenti battaglie che abbiamo vinto: l’attivista tunisino per i diritti umani Ramy Khouili e Daniel Levine-Spound, un membro del “Human Rights Lawyer” (una task force mondiale di avvocati che si occupa di diritti umani) di Harvard, hanno analizzato come l’articolo 230, una legge coloniale che criminalizza la sodomia, è stata incorporata nel codice penale tunisino del 1913. I diritti LGBTIQ+ e l’abrogazione dell’articolo 230, sono stati discussi per la prima volta dai candidati presidenziali durante i dibattiti televisivi nella recente tornata elettorale. A causa di una prospettiva legislativa regressiva, liberticida e discriminatoria, la legge non è ancora stata revocata sebbene il governo si sia dissociato dalla nuova costituzione libertaria post rivoluzionaria. Quindi, le persone LGBTQI+ sono ancora perseguitate e vittime di molestie e maltrattamenti da parte delle forze di polizia e degli altri cittadini. Sfortunatamente, anche la semplice espressione del proprio essere trans attraverso l’abbigliamento, per esempio, può portare alla detenzione. La transessualità in Tunisia è ancora il più grande tabù e il modo di fare informazione dei mass media non fa altro che alimentare i conflitti e perpetuare pregiudizi e stereotipi sulle persone trans e, più in generale, su chi si definisce queer. L’attivismo, quindi, è il faro a cui dobbiamo guardare ed è d’ispirazione a molte persone queer che si sentono aiutate, accompagnate e, in un certo senso, più sicure. Alcune delle associazioni LGBT lavorano per un decentramento dei servizi, per raggiungere più persone possibili e avere un maggiore impatto anche fuori dalle grandi città, ma i loro incredibili sforzi non sono sufficienti per la mancanza di finanziamenti.

 

– Che posizione ha l’Islam nei riguardi delle persone LGBT?

 

Io sono ateo e non posso parlare a nome dell’Islam. In più, c’è da dire che non c’è un solo Islam, ci sono molti e diversi modi di vedere: alcuni sono brillanti, aperti e tolleranti, altri sono oscurantisti, gretti e retrogradi. In alcuni paesi islamici si tollera il riassegnamento di sesso; alcune dottrine sono indulgenti riguardo l’omosessualità, alcuni studiosi musulmani contemporanei pensano che questa più che millenaria religione – vecchia di 1441 anni – debba aggiornarsi ed abbracciare lo zeitgeist (lo spirito del tempo). Di solito le religioni sono le pietre angolari della civilizzazione – e i loro prodotti (le civiltà appunto) hanno un paradigma lineare: nascono, si sviluppano, muoiono. Per crescere hanno bisogno di guerrieri (maschi) fedeli e pronti a morire per essa e di costruire templi per magnificarla. Ci si aspetta che le donne facciano figli – la progenie di questi guerrieri. Non aderire a questi ruoli sociali predefiniti porta sistematicamente ad esclusione, stigmatizzazione e discriminazione. Questo discorso riguarda tanto l’Islam che le altre civiltà emergenti… si tratta di una breve analisi deduttiva basata sulla storia e l’evoluzione delle civiltà umane.

 

– Ci parli della genesi dello spettacolo?

 

TranStyX è un progetto artistico dell’associazione “Zanoobya” e sviluppato dall’artista queer tunisino Moncef Zahrouni (io)! Il progetto comprende uno spettacolo teatrale (sono già in programma dieci esibizioni dal novembre 2019 all’aprile 2020), un’installazione artistica, un libro contenente, oltre al testo della pièce, anche interviste con i membri della comunità trans tunisina e, infine, un evento di due giorni che includerà workshop sul diritto dei cittadini trans alla dignità e alla libertà di esprimere il proprio genere di elezione. Seguirà un simposio incentrato sulla storia della transessualità nella letteratura islamica. Il fine ultimo del progetto TranStyX è quello di mostrare le sofferenze che stanno affrontando le persone trans tunisine mentre il Paese sta lottando per riuscire nella sua transizione democratica post-rivoluzionaria e, in definitiva, aiutare la comunità a parlare di sé e a lottare per i propri diritti. Gli obiettivi del progetto sono: creare una discussione sulla transessualità non solo grazie alla pièce teatrale e al libro, ma anche ai dibattiti con il pubblico dopo lo spettacolo, animati da psichiatri e attivisti per i diritti umani; usare lo spazio dei media per presentare questo lavoro e dare spazio alle istanze e alle sofferenze quotidiane delle persone trans; iniziare ad affrontare le idee sbagliate prevalenti sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere; introdurre una terminologia adeguata nel dialetto tunisino per riferirsi all’identità trans; aumentare la consapevolezza delle sofferenze delle persone trans (transfobia, stigmatizzazione, rifiuto familiare, discriminazione nel mercato del lavoro, assenza/limitazione di supporto medico e psicologico, legislazione inadeguata); assicurare la presenza di uno spettacolo riguardante la transessualità sulla scena artistica locale e far sentire – ed accettare – la voce della comunità.

 

– Credi che questo spettacolo possa varcare i confini nazionali?

 

Stiamo già discutendo con le diverse parti interessate per portate lo spettacolo all’estero. Speriamo, a breve, di poter presentare un calendario di date internazionali.

 

– Quali sono le prospettive della comunità nell’immediato futuro?

 

È una domanda a cui è difficile rispondere: se venissero revocate le leggi trans/omofobiche, ci sarebbe grande fermento nella società civile e nella comunità LGBT! Emergerebbero nuove sfide: avrebbero priorità l’educazione e la nascita di una nuova consapevolezza. Comunque questo cambiamento delle leggi cui noi tutti aspiriamo, non accade con la velocità che vorremmo. I risultati delle recenti elezioni parlamentari porteranno, nei prossimi mesi – e forse anni, più conflitti e lotte e temo che gli attivisti per i diritti umani dovranno consumare, letteralmente, tutte le loro energie. Nel lavoro teatrale, il futuro della comunità è oscuro e sanguinoso: ovviamente non desidero che sia così – si tratta di un campanello d’allarme per spronare le persone a pensare e ad agire di conseguenza prima che sia troppo tardi…

 

– E nel lungo termine?

 

Con le ferite che stiamo infliggendo alla madre-terra, la nostra specie si estinguerà presto… Per me, la battaglia è qui e ora – e tanto basta.

 

Speriamo che non proprio tutte le previsioni di Moncef si avverino – ovviamente ci riferiamo solo a ciò che riguarda il futuro dell’umanità, anche se il suo allarme è qualcosa di reale. Quello invece che ci auguriamo è che questo progetto, così bello e articolato, abbia il giusto risalto sia in Tunisia che all’estero perché le persone trans all’interno della comunità LGBT sono – purtroppo – quelle che sopportano il fardello più gravoso. Come commentavamo all’inizio, che “TranStyx” possa essere il punto di partenza per conoscere, e quindi rispettare, realtà che ci sembrano così lontane solo perché ancora a noi ignote. Perché come diceva Terenzio “Homo sum, humani nihil a me alienum puto”, ovvero (liberalmente tradotto) nulla di umano mi è estraneo.