Sono tante le istanze delle persone LGBT+: una delle fondamentali è di sicuro il diritto alla famiglia. Nel nostro ordinamento, questo diritto inalienabile è sancito dall’articolo 2 della Costituzione (“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”) e dall’articolo 29 (“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”): è innegabile che per i nostri padri costituenti l’aggregazione di due persone fondata sull’amore sia qualcosa di importante, direi essenziale. La definizione di famiglia contenuta nella nostra Carta Costituzionale andrebbe certamente un po’ svecchiata però; la mancanza di un dibattito costruttivo in merito comporta che, ancora oggi, non tutti possano avere pieno accesso a questa formazione sociale. Anche se la legge Cirinnà ha sciolto qualche nodo in proposito, la situazione è ancora piuttosto precaria e le famiglie arcobaleno sono ancora considerate famiglie di serie B. Le cose si complicano ancora di più nell’ambito europeo, vista la diversa legislazione dei vari Stati, ed è qui che si inserisce il progetto transnazionale NELFA – un acronimo che per i non anglofoni sta per “Rete di associazioni europee delle famiglie LGBTIQ*”. A parlarcene oggi Björn Sieverding, membro del direttivo.

– Che tipo di associazione è NELFA?

NELFA è un’organizzazione-ombrello europea che raggruppa le famiglie arcobaleno, un network creato per i genitori LGBTIQ* (anche quelli futuri) e i loro figli. NELFA è stata fondata nel 2009 e dal 2012, siamo ufficialmente registrati a Bruxelles come organizzazione no-profit. Il nostro scopo principale è assicurarci che le famiglie arcobaleno, specialmente i loro figli, abbiano gli stessi diritti degli altri: riconoscimento legale, protezione ed un eguale accesso alle strutture sanitarie, ai benefici sociali, all’educazione inclusiva e così via. Ora come ora, NELFA è guidata da un board di 12 volontari, molti dei quali membri, essi stessi, di famiglie arcobaleno. 

– Quanti enti coordina?

In questo momento abbiamo 41 organizzazioni membri, che rappresentano 33 Paesi europei – con più di 20.000 persone coinvolte (di cui circa 10.000 bambini). Nel recente passato, abbiamo cercato di raggiungere, in particolare, gruppi dell’Europa dell’Est e dei Balcani, per esempio Polonia, Croazia, Bulgaria e Serbia. Li incoraggiamo a creare spazi per i genitori LGBTIQ* e i loro figli per essere uniti, visibili e per combattere per una maggiore uguaglianza. Il network ha l’obiettivo di informare sui recenti sviluppi legali, sui dibattiti e sulle migliori strategie praticabili. In più, offriamo la capacità di cooperare a progetti comuni per le famiglie a livello europeo. In generale si tratta di solidarietà. La situazione legale per molti Paesi occidentali è già abbastanza positiva, e l’impegno politico in declino. Ma le famiglie arcobaleno e le loro associazioni possono sostenerne altre in condizioni più vulnerabili. È per questo motivo che siamo lieti di poter annoverare nuovi membri da Malta, Irlanda e Islanda.

– Quali sono le difficoltà che avete, vista la diversa legislazione in materia di matrimonio e adozione dei diversi Paesi?

Nonostante tutti i risultati del passato, ad ora abbiamo una specie di guazzabuglio legale. Ciò a causa di grossi problemi per le famiglie arcobaleno “transfrontaliere”, persino all’interno della stessa Unione Europea. Ad esempio, una coppia gay sposata nei Paesi Bassi, ha ancora difficoltà ad essere completamente riconosciuta nella Repubblica Ceca o in molti altri Paesi dell’Europa orientale, che non hanno strumenti legali analoghi. A volte potrebbe capitare che una relazione non venga ratificata, così da perdere i benefici sociali che si avrebbero con un matrimonio etero. È anche peggio quando si hanno bambini: una coppia lesbica, in Spagna, potrebbe avere un certificato di nascita che indica tutte e due le parti come madri, ma in altri Paesi questi vincoli famigliari potrebbero venire disattesi – per esempio in Polonia sul certificato di nascita non possono figurare due donne come genitori: in questo modo un legame parentale legale in uno Stato non sarebbe più valido in un altro e i bambini sarebbero apolidi. E la sola ragione di questo tipo di difficoltà è che i genitori LGBTIQ* e i loro figli sono trattati ancora in modo diverso, e sono privati dei loro diritti fondamentali, a causa dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale dei genitori.

– Che tipo di supporto legale date in concreto alle famiglie LGBT?

La cosa che facciamo subito è offrire una sorta di primo soccorso, come contattare le organizzazioni nazionali, gli attivisti e gli avvocati. Qualche volta attiviamo la nostra mailing list con legali esperti in diritto internazionale LGBTIQ* che potrebbero dare ulteriori consigli. Una cosa che può fare NELFA è aumentare la consapevolezza di queste realtà – per il grande pubblico, per esempio con campagne mediatiche e secondariamente attraverso stakeholder internazionali – con seminari, workshop, briefing e conferenze. Così facendo si creano le basi per un futuro e solido supporto legale.

– Avete voce ufficiale nel Parlamento europeo?

No… ma abbiamo meravigliosi sostenitori! NELFA è una specie di lobby – così non abbiamo influenza diretta sul processo decisionale. Ma ovviamente cerchiamo di convincere i membri del Parlamento a sostenere i diritti delle famiglie arcobaleno. Intratteniamo relazioni molto buone con l’Intergruppo per i Diritti LGBTI e stiamo legando parecchio anche con l’Intergruppo per i Diritti dell’Infanzia che, qualche settimana fa, ad esempio, hanno scritto una lettera a quattro mani al Commissario europeo all’Uguaglianza per chiedere maggiori sforzi atti a garantire una maggiore libertà di movimento ai genitori LGBTIQ* e ai loro figli all’interno dell’Unione Europea. Siamo molto speranzosi che la Commissione vari misure legislative per migliorare la situazione: sarebbe una pietra miliare per NELFA, ma anche per le famiglie arcobaleno coinvolte.

Ringraziamo Björn, il presidente Eleni Maravelia e gli altri membri e collaboratori dell’associazione: è solo grazie all’impegno di gruppi come questo che possiamo sperare che tutte le famiglie abbiano un giorno la stessa dignità davanti alla legge.

Qui potete trovare altre informazioni su NELFA e le famiglie arcobaleno in Europa:

NELFA, pagina Facebook: https://www.facebook.com/nelfa.aisbl/

NELFA blog: http://nelfa.org/who-we-are/newsblog/

NELFA e l’Europa: http://nelfa.org/eu-elections/

NELFA, supporto legale: http://nelfa.org/resources/nelfa-legal-service/