In principio fu Wikipedia, da cui studenti svogliati copiavano e incollavano le voci per produrre ricerche “originali” regolarmente sgamate dagli insegnanti. Per fortuna l’enciclopedia più famosa del mondo ha anche uno scopo più nobile: fornire cultura. Alcuni dicono che si tratta di voci parziali e non esaustive: è vero, come lo è per qualsiasi altra fonte. Ma è anche vero che questa piattaforma è, o dovrebbe essere, un input per approfondire argomenti e allargare i propri orizzonti. Forse il paragone è un po’ azzardato, ma i suoi compilatori, molto spesso anonimi, mi ricordano molto quelli dell’Encyclopédie di illuministica memoria: questi e quelli, votati alla conoscenza. Abbiamo visto crescere e ‘gemmare’ questo strumento producendo diverse “figlie”, ognuna dedicata ad un argomento specifico. Tra queste molte “Wiki” una, per noi, riveste un’importanza particolare: sto parlando di “WikiPink”, il portale che si occupa di cultura queer. Per parlarcene un po’ più approfonditamente è con noi Stefano Bolognini, scrittore e giornalista, già direttore del mensile gay “Pride” e amministratore, insieme a Giovanni Dall’Orto, di questa bella realtà.

– Com’è nata l’idea di WikiPink?

Alcuni di noi, collaborando con Wikipedia, si sono resi conto che le tematiche gay venivano vandalizzate, censurate o eluse. Per esempio avevo inserito nella storia di Brescia alcuni fatti legati a roghi di sodomiti o allo scandalo dei “balletti verdi“, il più importante caso giudiziario contro la popolazione omosessuale italiana del Novecento. Un caso orribile. Ebbene dopo qualche tempo ho trovato quei fatti elencanti non nella storia della mia città, bensì un sotto capitolo intitolato “curiosità storiche”. La nostra storia di gay, lesbiche e trans non è una curiosità e le nostre esistenze fanno parte della storia collettiva. Da qui l’esigenza di scrivere una nostra Wiki che desse dignità alla nostra esperienza e la analizzasse. Dall’altra parte ci rendiamo conto che la militanza LGBT, con l’approvazione delle unioni civili, ha terminato un ciclo. Servono strumenti di analisi culturale nuovi per affrontare le sfide del futuro. Wikipink, nel suo piccolo, ha l’ambizione di crearli con approfondimenti. E’ ormai chiaro che l’elaborazione politica non si faccia con un post su Facebook. Serve l’approfondimento. E su questo insistiamo. Non nascondo che una forte motivazione nel creare una piccola enciclopedia deriva dal piacere che deriva dal capire la realtà: il leggere e l’approfondire sono strumenti di liberazione.

– Quante persone ci lavorano e com’è possibile collaborare alla sua stesura?

Siamo una decina di volontari, non di lavoratori.  Ognuno è libero di approfondire il tema che preferisce. Basta una passione, mettiamo la moda, per impegnarsi a scrivere una voce sul rapporto tra moda e omosessualità. Chiunque può dare il suo contributo. Per esempio la voce che elenca i casi di omofobia in Italia, o i dati sull’HIV, può essere adottata da chiunque che ha l’unico compito, nei tempi e nei modi che preferisce, di aggiornarla. In pochi anni abbiamo prodotto 600 voci enciclopediche, un lavoro immane per una sola persona, un lavoro più facile per un collettivo. Per aiutarci è possibile scrivere a questa mail, info@wikipink.org.

– Credete che gli utenti di WikiPink siano solo gay o ci siano anche dei lettori etero?

La voce più letta è “orientamento sessuale e identità di genere” e ci sono flussi alti di accessi quando succedono fatti riportati dai giornali on line e dai social su singole voci. Questo ci fa dire che i lettori etero sono tanti, si cerca un approfondimento anche sulle tematiche legate ad affettività e sessualità che non esiste altrove. La seconda voce per letture è “omocidi”, sono decine e decine nella recente storia italiana, è un tema eluso dal dibattito culturale mainstream e su cui la politica italiana non è ancora intervenuta con una legge contro l’omofobia e la transfobia. È una voce militante, dice quello che deve dire in un freddo elenco di vittime dell’odio antigay. Abbiamo anche un collaboratore appassionato di biografie di personaggi italiani che ci dà una mano.

– E a proposito, quante visite ricevete in media in una settimana?

Sono lette circa 5000 pagine a settimana, nel mese di marzo 28 mila. Per una realtà gestita da volontari sono numeri importanti.

– Credete che WikiPink, oltre ad essere un portale utile per reperire informazioni culturali, possa educare le persone alla tolleranza?

Ci piace pensare che le persone nascano tolleranti. Sono le difficoltà dell’esistenza, le paure, i falsi bisogni, le incomprensioni, i problemi, soprattutto economici, e i tabù che ci cambiano e che generano pregiudizio e odio immotivato. Siamo su questa terra una volta sola ed è assolutamente preferibile amare piuttosto che odiare. Il marketing politico accresce il disagio creando nemici e odio solo per aumentare il consenso. Da questo punto di vista lavorare per ridurre le paure e i tabù aiuta di certo a recuperare la tolleranza. Di fatto gli strumenti culturali servono a questo: dove c’è cultura c’è libertà, l’ignoranza genera intolleranza. Wikipink è un’oasi di cultura aperta al contributo di tutti e tutte.

Un’idea democratica di cultura, non come qualcosa di calato dall’alto, ammuffito e stantio (e corrispondente peraltro a un cliché purtroppo ancora piuttosto radicato), ma come qualcosa di vivo e in progress, che lungi dal legittimare lo status quo, si rende fermento di cambiamento e di uguaglianza – una cosa, questa, ancora molto spesso disattesa e che servirebbe a tutti, non solo alla comunità LGBT.