Giovedì 09 luglio 2020 è apparso sulla testata giornalistica “l’Eco di Biella” sotto forma di articolo marginale – Sabato in centro città – la notizia della protesta, programmata per sabato 11 luglio 2020, contro il decreto Zan – deputato e firmatario del Partito Democratico.

Ciò che colpisce non è tanto la protesta in sé che è del tutto legittima; ciò che attira l’attenzione sono le “perplessità” descritte nello stesso.

Alcune di queste recitano le classiche domande che questi gruppi si pongono, come: << Sarà ancora possibile per chi gestisce una palestra vietare ad un “uomo che si sente donna” di accedere nello spogliatoio femminile? >> Si dovrebbe conoscere più a fondo la situazione ipotetica per poter dare una risposta, è necessario avere ulteriori informazioni dato che si tratterebbe di “identità di genere”. Ma queste sono sfumature che evidentemente a costoro non interessano.

Segue un’altra domanda: << Un genitore potrà chiedere che il figlio non partecipi ad una lezione scolastica se in essa vi è la presenza di argomenti di carattere LGTQI+?>> Si potrebbe rispondere semplicemente che basterebbe leggere il contenuto del programma e magari non essere prevenuti ed ostili su quello che non si conosce.

L’ultima domanda presente nel testo, si chiede: << Sarà ancora possibile per un sacerdote insegnare la visione cristiana del matrimonio? – continua – Sarà ancora possibile dire pubblicamente che la pratica “dell’utero in affitto” (gergo usato ad hoc qui, visto che la “maternità surrogata” riguarda per 2/3 single e coppie eterosessuali per svariati motivi e solo 1/3 da persone singole o coppie omosessuali di uomini o donne) o esprimere il proprio dissenso alle Unioni Civili?>>.

La risposta alla prima parte di questo quesito è un’ovvietà, ovvero “sì” sarà possibile poter continuare, naturalmente, a indottrinare il valore cosiddetto “cristiano” e “sì” si potrà esternare la propria contrarietà alla pratica di GPA dato che aderisce alla libertà di opinione, ed ancora sull’essere pro o contro le Unioni Civili potrà essere espressa liberamente pur non si sfoci in violenza verbale come insulti, commenti denigratori e istigazioni all’odio.

Chi vorrebbe contrastare o boicottare questa legge (che include in sé peraltro diverse realtà oggetto spesso di violenza fisica e psicologica, che sia una persona omosessuale o qualsiasi orientamento sessuale comunque parte “dell’ombrello” LGBTQI+ o sia semplicemente una donna vittima spesso di misoginia) sono individui che si preoccupano esclusivamente di subire “censure” al loro voler inveire verbalmente e/o fisicamente contro ciò che secondo essi “sarebbe inopportuno”.

Dopo tutto nella vita di quest’ultimi nulla cambia se non il senso civile e un sollecito invito a ponderare un linguaggio più rispettoso e magari riflettere prima di dare opinioni, seppur in piena libertà, ma soprattutto il dovere di non continuare a legittimarsi ad aggredire per futili motivi.

Quindi in sostanza la polemica sollevata dalla schiera di Destra e integralisti religiosi risulta sterile in quando puntano il dito contro la libertà di opinione che in verità resta la medesima, tanto che il Ddl Omotransfobia non censura le manifestazioni/proteste o com’è successo nelle ultime ore presso la sede GayCenter, grazie alla denuncia di Fabrizio Marrazzo – il portavoce – ritrovatosi affissi abusivamente volantini atti a screditare le famiglie omogenitoriali, che resteranno impuniti legamente.

Non è difficile capire il messaggio che ogni individuo ha il sacro diritto di essere rispettato soprattutto con pari diritti e tutelato davanti alla legge sentendosi un cittadino uguale a tutti.